Se vuoi invecchiare devi camminare, la vecchiaia raggiunge chi cammina.

Dedicare ogni giorno almeno una mezz’ora per fare una bella camminata, sostengono i medici, allunga la vita. Infatti l’attività fisica è garanzia di salute per il cuore, poichè migliora la circolazione sanguigna, rassoda i muscoli , ci rende più resistenti alla fatica, e, cosa non trascurabile, aiuta a scaricare lo stress che quotidianamente accumuliamo nel nostro corpo.

Oggi se dovessimo misurare oggettivamente quanti metri percorriamo a piedi ogni giorno forse ci accorgeremmo che sono molto pochi. Il benessere economico ha permesso che ciascuna famiglia possedesse un mezzo di trasporto.

La macchina in origine aveva la funzione di farci percorrere grandi distanze, proteggerci dalle intemperie e farci arrivare puntuali al lavoro.

Però ormai accade che come degli automi utilizziamo la macchina anche per andare a comprare il pane dal negozio dietro l’angolo, magari adirandoci perché perdiamo 10 minuti nel cercare il parcheggio. Questo comportamento purtroppo l’abbiamo trasmesso anche ai nostri figli. Si deve andare a scuola? Ok si va in macchina oppure c’è lo scuolabus, si deve andare al parco vicino? Si prende la macchina.

Piove due gocce? Si va ugualmente in macchina.

Il risultato è risaputo, i bambini spesso sono sovrappeso o addirittura obesi e irritabili.

Occorre rieducarci e rieducare a camminare, rispolverando il significato stesso del camminare, del percorrere una strada.

Se andiamo a rileggere i manuali di psicologia evolutiva vedremo come Piaget indica l’azione del camminare come esigenza naturale del bambino finalizzato alla scoperta del mondo e quindi di se stesso. Il bambino che inizia a fare i primi passi si pone in posizione eretta e inizia a confrontarsi con l’ambiente che lo circonda, lo conosce, lo assaggia, se pensiamo che nei primi mesi la conoscenza del mondo passa attraverso la bocca, nella fase orale.

Il camminare inizia a dargli quell’equilibrio fisico e psichico che gli permetterà di vivere in modo armonioso per tutta la vita . Se torniamo indietro nella storia e pensiamo all’evoluzione dell’uomo da primate a Homo sapiens vedremo che ciò che salta all’occhio è il fatto che l’uomo ha assunto la posizione eretta andando di pari passo con lo sviluppo dell’intelligenza. I nostri nonni e genitori hanno trascorso gran parte della loro vita camminando a piedi. Si andava alla fonte a lavare i panni e riempire le brocche d’acqua, si andava a piedi nella cittadina vicina e a lavorare nelle campagne. Spesso scalzi.

Quell’essere scalzi però ha reso resistenti i loro piedi alle rocce taglienti e soprattutto li ha tenuti a contatto con la natura, hanno potuto sentire il calore del sentiero nelle giornate calde, il fresco dell’acqua dei torrenti, l’abbraccio morbido dell’erba fresca sotto i piedi.

Allora forse si capisce perché un bimbo africano o asiatico sorride col viso colorato dal sole e i piedi scalzi impolverati dalla terra rossa delle montagne o del deserto, mentre il bimbo europeo col suo cappottino e le scarpe “che respirano” ha il broncio mentre la mamma lo porta al baby parking super attrezzato. Forse allora vale la pena iniziare a camminare un po di più, magari mentre andiamo all’edicola vicina, dal nostro fruttivendolo di fiducia, portiamo i bimbi a scuola o andiamo in parrocchia.

Ci chiederemo forse come abbiamo fatto a non farlo prima dal momento che i benefici del camminare sono molteplici, meno rabbia nel cercare il parcheggio, maggiore rilassatezza psicofisica, incontri magari irripetibili dietro l’angolo e cosa altrettanto importante tutela del nostro caro pianeta che per primo ci chiede di prenderci una pausa per camminare ma anche di farlo riprendere a respirare.

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