Avvelenamento del Cane e del Gatto

L’avvelenamento del cane e del gatto è un fenomeno abbastanza frequente. Esso può essere di tipo accidentale per cui l’animale viene a contatto con sostanze tossiche presenti nel giardino o di natura dolosa. Il dolo è spesso legato all’intenzione di sopprimere l’animale del vicino che disturba abbaiando insistentemente nel caso del cane, o a causa dell’estrema invadenza del gatto che fa i bisogni nei giardini limitrofi. Altre volte è il proprietario stesso che, sperando di fare del bene al suo cucciolo,  somministra all’animale farmaci per uso umano come il Paracetamolo (Tachipirina-Efferalgan) o l’Acido acetilsalicilico (Vivin C o Aspirina). Molti non lo sanno ma queste due sostanze sono molto pericolose e tossiche per gli amici a quattro zampe.

Avvelenamento del cane e del gatto da Farmaci: Aspirina

L’acido acetilsalicilico è di gran lunga più tossico per il gatto che per il cane. Il motivo è che il gatto è carente di un enzima, la glucoroniltransferasi, che è fondamentale per la metabolizzazione, la detossificazione e l’escrezione di tale sostanza. La dose tossica per il cane è pari a 50mg/Kg al giorno, per il gatto è pari a 25 mg/Kg al giorno. Nel giro di 4-6 ore dall’assunzione del farmaco, l’animale presenta i sintomi da avvelenamento che sono:

  • depressione del sensorio
  • anoressia
  • vomito accompagnato o no da sangue
  • febbre
  • frequenza respiratoria aumentata
  • insufficienza renale acuta

Se se ne somministra una dose inferiore a quella tossica ma in maniera costante, l’animale può comunque presentare ulcera gastrica, depressione dell’attività del midollo osseo e epatopatia tossica. E’ meglio non somministrare questo farmaco e conviene sentire sempre il parere del veterinario.

Cosa fare in caso di avvelenamento del cane o del gatto da Aspirina?

Non esistono antidoti specifici per l’avvelenamento da Aspirina. Bisogna recarsi con urgenza dal veterinario che spesso ricovera o opera un trattamento sintomatologico. Se l’assunzione è avvenuta entro 6-10 ore, si procede  con la lavanda gastrica o si induce l’animale a vomitare. Si somministrano carbone attivo e fluidoterapia per correggere equilibri idrosalini e acido-base. L’animale si salva in genere se il trattamento viene effettuato prima che insorgano le complicazioni peggiori come disidratazione, depressione midollare e acidosi.

Avvelenamento del cane e del gatto da Farmaci: Tachipirina

Intossicazione degna di nota è quella da paracetamolo. Entrambi gli animali reagiscono alla stessa maniera a questo tipo di avvelenamento. Cane e gatto hanno una rallentata capacità di metabolizzare la Tachipirina e, di conseguenza, producono un metabolita tossico, coniugato al glutatione, che si lega alle proteine del fegato e al glutatione dei globuli rossi. Il Gatto è ancora più sensibile poiché ha una capacità di metabolizzare il farmaco inferiore al cane, basta una dose di 50-60 mg/Kg per innescare i fenomeni tossici. Nel giro di 1-4 ore dall’ingestione del farmaco, l’animale presenta i sintomi da avvelenamento che sono:

  • difficoltà respiratorie o aumentata frequenza respiratoria
  • stanchezza e spossatezza
  • congestione delle mucose
  • salivazione abbondante
  • depressione
  • vomito
  • dolori addominali
  • cianosi delle mucose apparenti

Cosa fare in caso di avvelenamento del cane e del gatto da Paracetamolo:

Tranquillizzare l’animale e portarlo dal veterinario che opterà per la stimolazione del vomito o una lavanda gastrica ed eventuale carbone attivo entro le 4-6 ore. Molto utile come antidoto è la N-acetilcisteina, il comune Fluimucil che, dal punto di vista chimico-farmaceutico, è un farmaco donatore di gruppi solforati. Si procede con eventuale fluidoterapia e trasfusioni di sangue in caso di anemia. Utile in caso di alterazioni ematologiche è anche l’acido ascorbico o vitamina C. L’animale si salva in relazione all’entità del danno epatico e all’entità della modificazione dei valori ematici.

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